Perché

Il DONO

Nel pensare comune c’è chi vede nel Terzo Settore uno strumento di continuità verso il modello neoliberista dove il movente dell’essere umano è quello di massimizzare i piaceri, comfort e proprietà, riducendo la gratuità del dono a mera beneficenza. Chi invece predilige un approccio neostatalista non concepisce che soggetti privati si occupino di attività d’interesse generale, ma è convinto che i diritti civili e di cittadinanza debbano essere passati per “contratto” o “comando” annullando la gratuità del la cultura del dono. Entrambe queste visioni relegano il dono in posizione residuale, inibendo il contributo che questo può dare all’organizzazione delle comunità.

Ri-generare le comunità attraverso pratiche di dono

È indispensabile sviluppare modelli di comunità fondati anche sulla cultura del dono, che riportino l’uomo da homo oeconomicus a homo reciprocus (sua condizione naturale).

È necessario tornare a prendere consapevolezza che è possibile trarre benessere anche dalla soddisfazione del ben-essere di coloro che ci circondano e che dalla relazione con esse determiniamo la nostra identità.

Il bene individuale può (e dovrebbe) coincidere con quello collettivo!

Gli enti non profit devono riscoprire il loro ruolo di attori trasformativi e in cambiamento

Sono gli enti non profit, per i quali il dono è un fattore genetico, che possono agire da catalizzatori e trasformatori delle risorse private, umane ed economiche, in bene comune.
Possono, e devono, favorire lo sviluppo di legami sociali che rispondano ai bisogni sia di coloro che il dono lo ricevono, sia di coloro che il dono lo praticano.

In questa nuova veste di trasformatori, che attraverso un processo maieutico attivano le risorse all’interno delle comunità stesse e le rimettono in circolo, gli enti non profit hanno la necessità di rivedere i propri modelli organizzativi e gestionali partendo dal proprio interno.

Dotarsi dei giusti strumenti è un dovere morale. 

Per le organizzazioni non profit dotarsi degli strumenti necessari per essere agenti trasformatori della comunità non è solo una forma di sostenibilità, ma prima di tutto un dovere morale. 

Siamo convinti che ci sia un mondo da cambiare ed equilibri da ristabilire, in cui chiedere e donare siano considerati “normali”. Da 20 anni accompagniamo gli enti nel percorso di riscoperta del loro ruolo e di implementazione degli strumenti necessari per la promozione del dono: il fundraising, il peopleraising, il marketing e la comunicazione.

Perché un BILANCIO DEL BENE COMUNE?

Perché le imprese esistono per questo: produrre ben-essere diffuso! Intraprendere un percorso verso il Bene Comune vuol dire investire su persone, competenze e strumenti.

Nel 2020, accompagnati da un facilitatore, con tutto il team abbiamo iniziato un percorso coraggioso di confronto sugli aspetti della gestione e del management, che ci ha permesso di mettere a fuoco con maggiore oggettività e metodo gli aspetti da migliorare e il potenziale da sprigionare verso il Bene Comune.

Il Bilancio del Bene Comune

Il Bilancio del Bene Comune è uno strumento rendicontativo, strategico e trasformativo in grado di fornire un quadro completo dello stato dell’arte dell’impresa rispetto al suo contributo al Bene Comune.

Guida l’impresa nell’analisi e nella valutazione della qualità dell’applicazione dei valori fondamentali dell’Economia del Bene Comune: Dignità Umana, Solidarietà e Giustizia Sociale, Sostenibilità ambientale, Trasparenza e Co-determinazione democratica. Questi valori vengono messi in relazione con i principali gruppi di stakeholder: fornitori, soci e partner finanziari, collaboratori, clienti e utenti e contesto sociale.