La Responsabilità Sociale e la filantropia nel mondo dello Sport

La Responsabilità Sociale e la filantropia nel mondo dello Sport

“Il cambiamento non porta sempre crescita, ma non c’è crescita senza cambiamento”. Roy T. Bennet

Nell’ambito dello sport in Italia, il tema della Responsabilità sociale è declinato essenzialmente a livello collettivo, attraverso l’attività delle varie società sportive professionistiche e non, o altrimenti, più raramente, si sviluppa comunque tramite strutture articolate, soprattutto Fondazioni, che si occupano principalmente di attività educative indirizzate in sostanza all’inclusione e all’integrazione sociale.

Quasi mai invece sono i singoli atleti a dar vita a un insieme progettuale di attività organizzate e continuative che vedono esporsi in prima persona l’atleta, con il suo operato e la sua immagine, tramite iniziative collocabili al confine tra la Responsabilità Sociale e la Filantropia pura.

Questo modus operandi sistemico comporta alcuni svantaggi: in primis sembra che per agire sia necessaria la creazione o l’utilizzo di una costosa macro struttura e secondariamente pare precludere ai singoli atleti l’accesso a un percorso già codificato e quindi più agevole, per offrire il loro contributo sociale alla collettività.

Inoltre l’atleta che non trova un modello organizzativo che non sia quello del gruppo, viene spesso coinvolto in iniziative spot estemporanee, sicuramente meritevoli, ma che spesso lasciano il tempo che trovano non producendo cambiamenti significativi, a livello di sistema, e il cui impatto sociale è difficile da valutare ed eventualmente rendicontare appieno.

Se invece guardiamo al modello anglosassone, a fianco a un sistema ancora più strutturato di Fondazioni operative, nel quale moltissime squadre/società hanno la loro Fondazione, c’è uno spazio lasciato libero per le iniziative dei singoli atleti che normalmente seguono, rispetto al nostro contesto, una linea di azione più strategica e programmata, spesso non legata alla singola organizzazione che lo sportivo sostiene, ma piuttosto a una “buona causa” di grande impatto, più ampia e divulgabile.

Esempio lampante il comportamento di LeBron James, re indiscusso del basket USA, che ha sposato la causa “Black Lives Matter”, con una serie di iniziative che hanno dato un incredibile risalto mondiale al movimento definito da James non un movimento di protesta, ma uno stile di vita a sostegno dei diritti civili e contro tutte le discriminazioni.

Basandoci su questa analisi vogliamo provare a ridefinire il ruolo dei campioni dello sport italiano.

Crediamo che gli sportivi famosi e amati dal pubblico debbano avere un ruolo socialmente attivo all’interno della collettività e che possano essere apprezzati anche per le loro buone azioni fuori dal campo.

Vogliamo ascoltarli, coinvolgerli e grazie al loro esempio, con la loro partecipazione, aiutare persone in difficoltà.

Queste idee che potrebbero sembrare solo un desiderio, per noi sono un obiettivo che vogliamo condividere con il nostro progetto “PCA – Più Che Atleti” pensato per rigenerare le comunità anche attraverso pratiche di filantropia sportiva.

PCA è un percorso di accompagnamento e sviluppo filantropico per sportivi affermati che vogliono lasciare una traccia memorabile sul pianeta ed essere ricordati non solo per le loro imprese sportive, ma anche per le loro scelte etiche e il loro impegno fuori dal campo.

Vogliamo offrire agli atleti anche un aiuto per l’autorealizzazione personale, oltre lo sport, con l’obiettivo comune di produrre azioni cooperative di advocacy o di comunicazione di indubbia utilità sociale e di elevato impatto economico e relazionale nei confronti di associazioni, buone cause, soggetti deboli e svantaggiati.

Non per essere un esempio, ma per dare un esempio.

[Se sei un atleta e sei interessato ad approfondire questi argomenti, scrivi a palmas@fundraiserperpassione.it]

Photo by jesse orrico on Unsplash

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